trans
Roby
03.03.2026 |
1.450 |
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"Ebbe un sussulto quando una mano di Roby risalì dalla gamba e sfiorò il sesso turgido..."
[Crossdresser-bisex]«Invece di andare al bar, questa sera vorrei che venissi a casa mia. Devo presentarti una persona»
Mattia sentì un calore salire dal basso ventre. Quello di Roberto era un palese pretesto che nascondeva un secondo fine, che anche lui aveva immaginato nelle ultime settimane. Tanto valeva tagliare la testa al toro e stare al gioco.
«Va bene. Chi è?»
Rispose con un timido sorriso di soddisfazione.
«Sarà una sorpresa»
Seguì l’auto dell’amico attraverso le strade deserte della loro città. Per qualche motivo si sentiva inquieto, pur senza aver fatto ancora nulla di male … almeno con il corpo! La mente, quella sì, era andata oltre molte volte, ma quella non era una novità. Lo era, invece, il fatto che il protagonista delle sue fantasie era un uomo, non una donna.
Roberto lo fece entrare nella sua dimora, un ampio loft arredato con gusto, in stile moderno. L’amico di Mattia depositò la sacca sportiva vicino a una parete e poi improvvisò un breve tour dell’open space.
«Ti piace?»
«Bello»
Indicò l’angolo cottura.
«Serviti pure, i liquori sono in quell’armadio. Vado a chiamare Roby»
Una scossa attraversò Mattia. Si girò di scatto verso l’amico per chiedere spiegazioni, ma lui si era già incamminato verso le scale a vista che davano sul soppalco dove, immaginò, c’era la stanza da letto. Poi capì.
Quasi mezz’ora dopo un cadenzato rumore di tacchi anticipò la discesa di Roby. Mattia, nel frattempo, si era seduto sul divano ed era già al secondo drink, teso come una corda di violino. Rimase ad ammirare la discesa a bocca aperta. Roby indossava un paio di sandali molto sexy, neri, essenziali con tacco grosso e alto, calze a rete autoreggenti che si arrampicavano fino a una succinta gonnellina scozzese, un top nero con maniche lunghe e collo alto. La sua femminilità era evidenziata con discrezione, marcata con brevi tratti di matita nera intorno agli occhi, e con il passo leggero e sinuoso.
Lo raggiunse con passo sicuro, senza curarsi dei colpi dei tacchi sul pavimento. Quando fu davanti a lui, Mattia riconobbe i connotati dell’amico, ma gli elementi maschili erano nascosti così bene da sembrargli di essere di fronte a una sua sorella.
«Sono Roby, piacere»
Mattia si alzò di scatto. Roberto stava giocando con una convinzione che fece tentennare la sua supposizione. Persino la voce sembrava diversa.
«Roberto, questo cosa significa …»
Abbassò la testa e corresse.
«Roby. Non era, forse, la risposta alla domanda che ti poni da settimane? L’ho capito dai tuoi sguardi, volevo che vedessi chi sono veramente»
Trattenne il fiato, quello che aveva davanti era, in effetti, la versione del suo amico che aveva percepito, quella che, in qualche modo, aveva intuito essere ingabbiata dentro di lui, e che lui aveva cercato di trasmettergli.
«Sei bellissimo … o dovrei dire bellissima?»
Il rossetto carminio sulle labbra appena socchiuse lasciò spazio al bianco di un sorriso.
«Puoi rivolgerti a me come preferisci. Al femminile va bene, se ti può aiutare a superare lo shock omofobico» Fece qualche passo verso la parete, dove si trovavano degli interruttori. «Forse è più facile se abbasso le luci»
Mattia aveva il cuore che batteva all’impazzata. Era sessualmente eccitato, ma in modo diverso dal solito. La repulsione istintiva per il desiderio omosessuale che nutriva nei confronti di Roberto, spinto da tutti i pregiudizi che gli erano stati impiantati in anni di educazione, macchiavano di perversione i suoi sentimenti, rendendoli fatalmente ancora più intensi. La tentazione si stava facendo strada dentro di lui, istigata dalla nuova veste del suo amico.
«Bellissima, allora. Hai ragione: io amo le donne … le femmine»
Roby tornò davanti a lui e rimase in piedi per farsi ammirare.
«Bellissima sia. Quindi ti piaccio»
Annuì con convinzione, subito dopo un pensiero gli passò nella mente: e se fosse attiva? In fondo, Roberto gli aveva raccontato molte avventure amorose con ragazze. Lui non era un gay, tantomeno un uomo con la voglia di provare il brivido della penetrazione anale. Si sentì in dovere di sottolineare.
«Sono vergine … insomma non nel senso che … ho due figli, quindi almeno un paio di volte l’ho fatto … con una donna»
Ebbe paura di deluderlo, proprio nel momento in cui iniziava a capire il motivo per cui si sentiva così attratto sessualmente. Era nel territorio di Roberto, anzi, del suo alter ego, Roby, e con quel comportamento puerile stava facendo una figura di merda. Per fortuna Roby non diede peso alle sue schermaglie. Fece spallucce.
«Se è per questo anch’io … esattamente come te»
Rimasero alcuni istanti a guardarsi in silenzio. Pur essendo nella semioscurità, Roby gli sembrava a proprio agio.
«Ti presenti sempre così alle tue ragazze?»
Fece una grassa risata.
«No, certo che no! Il crossdressing è sempre stata la mia passione segreta. Tu sei il primo che mi vede live»
«Il primo …»
«Sì, intendo di persona. Mi esibisco sui social, pubblico foto, niente di più … fino a ora»
«Non capisco, hai sempre detto che ti piacciono le donne …»
«A te piacciono?»
«Certo!»
«Eppure sei qui» Una evidenza che lo colpì come un fendente. Mattia ammutolì. «Ho amato diverse donne, invidiate, emulate. Da qualche tempo, però, ho iniziato a provare attrazione per i maschi»
«Maschi, nel senso uomini …»
Roby sbuffò spazientito.
«Il cazzo Mattia, nell’ultimo periodo mi attira il cazzo più della fica»
«Ma non hai mai …»
Si sedette al suo fianco e incrociò le gambe.
«Solo il mio amico di gomma. Sogno da tempo di avere un rapporto sessuale come femmina, subire la penetrazione di un uomo.
«Subire? Da come la metti, sembra un atto di violenza»
«Voglio farmi scopare da un maschio deciso, virile»
«L’hai trovato?»
«Me lo devi dire tu …»
Appoggiò una mano sul suo ginocchio. Mattia era intimidito dalle avances dell’alter ego del suo amico. Nonostante questo, non cercò di evitare il contatto, al contrario, ruotò verso Roby e appoggiò a sua volta una mano sul suo ginocchio fasciato dalle calze a rete.
«Fino a oggi ho fatto sesso completo solo con mia moglie. Ho avuto delle altre, ma solo cose soft. Mai con uomini …»
«Questo l’ho capito. L’hai detto prima che sei vergine, no? Puoi stare tranquillo: per quanto mi riguarda, lo rimarrai» Avvicinò il viso a pochi centimetri dal suo. «Adesso basta parlare. Sei libero di andare, se ti senti a disagio. Altrimenti, se ti piace quello che vedi, e vuoi capire quello che senti, chiudi gli occhi e lasciati andare. Non te ne pentirai» Appoggiò le labbra sulle sue, poi indietreggiò di pochi centimetri per studiare la sua reazione. Mattia fissò con lo sguardo i suoi suoi occhi neri, allungati dalla matita scura. Occhi di gatta dolci, languidi, tentatori.
Pensò: «Ora o mai più» seguito da «Cazzo, sono diventato frocio!»
Poi chiuse gli occhi. Il disgusto che aveva provato fino a quel momento, quando assisteva ai baci tra gay, era svanito, sostenuto dalla convinzione che stava scambiando effusioni con Roby, una femmina, non l’amico Roberto. Mentre le loro lingue azzardavano giochi sempre più arditi, Mattia sentiva crescere una eccitazione liberatoria, accumulata e nascosta per troppo tempo. Ebbe un sussulto quando una mano di Roby risalì dalla gamba e sfiorò il sesso turgido. Lasciò fare, ansimando come un ragazzino che prova il piacere sessuale per la prima volta, e, in fondo, era così. Quando la testa di Roby si chinò per accogliere nella bocca il fulcro pulsante del suo piacere, lui allungo un braccio sollevò la gonna. Roby cambiò immediatamente posizione per facilitare la sua discesa lungo il filo del perizoma che segnava la fessura tra le natiche. Lo sfintere di Roby era inumidito con una sostanza viscida, quando appoggiò il polpastrello del dito medio al centro esatto, emise un mugolio e inarcò la schiena, come se avesse toccato un punto dolente. Mattia non aveva mai fatto sesso anale, per cui quel buco, fonte di piacere per il partner di quel momento, al tempo stesso lo intrigava e gli sembrava troppo diverso dalle vagine, cui aveva riservato le stesse attenzioni. Sentiva la tensione erotica della femmina sopra di lui che cresceva, la trasmetteva in modo sublime sul suo sesso, leccando e succhiando, facendogli provare sensazioni di una intensità che mai aveva raggiunto in tutta la sua vita. Questo lo spinse a superare anche quello scoglio: lentamente affondò il dito nello sfintere di Roby, sentì una forte contrazione, seguito da un gemito di piacere. Era l’invito a proseguire, non fermarsi.
I due avevano ormai perso l’autocontrollo, lanciati a velocità folle verso l’apice del piacere. Per Mattia arrivò improvviso, fortissimo. Riempì la bocca di Roby con una quantità enorme di sperma, subito dopo ritirò la mano dal suo sedere e si accasciò sul divano, in un bagno di sudore.
«Cazzo, incredibile»
Roby si alzò. Attese il suo sguardo, poi ingoiò il seme.
«Posso fare qualcosa per te?»
«Hai fatto più di quanto immagini»
Mattia abbassò lo sguardo, fissandosi sull’erezione che sollevava la gonna. Non era certo di riuscire a farlo, soprattutto adesso che i fumi del desiderio sessuale si erano placati, ma voleva comunque contraccambiare il piacere che gli era stato donato.
«Se vuoi, posso provare a succhiartelo. Non sarò bravo come te, ma posso provarci»
Roby fece un cenno col capo.
«No, ma puoi guardarmi, se hai voglia»
«Sì»
Si allontanò, tornando poco dopo con un pene anatomico di silicone, grosso e lungo.
«Difficile reggere il confronto con una roba del genere»
«Mi dovrò accontentare. Stringi.»
Lo pose tra le mie cosce, poi lo inumidì con del lubrificante. Sfilò il perizoma, quindi, si sedette sopra di me e si penetrò.
«Toccami»
Esplorò il suo corpo, scambiando baci che portavano con sé l’amaro del suo seme. C’erano degli intrusi tra i loro corpi, erano i testicoli e il pene di Roby che si muovevano liberamente durante l’atto. Mattia non era abituato a quella presenza scomoda ma eccitante, al punto che, poco prima che Roby decretasse l’orgasmo, era quasi sul punto di proporre la sostituzione dell’attrezzo di gomma col suo.
L’orgasmo di Roby fu privo di eiaculazione. Il suo corpo vibrò sopra le sue gambe, subito dopo si stese al suo fianco, abbandonando il dildo sul pavimento.
Rimase in silenzio, ad ascoltare il respiro affannoso di Roby che, lentamente, tornava alla normalità. Alla fine, disse.
«È meglio che tu vada, prima che realizzi quello che abbiamo fatto»
Mattia annuì, prese la borsa e uscì quasi senza salutare.
Aveva ragione, ancora una volta. A mano a mano che la sua auto macinava chilometri, aumentarono i sensi di colpa. Appena giunto a casa andò di corsa a farsi una doccia, temendo che sua moglie potesse sentire il profumo di Roby sulla sua pelle. Un gesto che non passò inosservato: di solito la faceva in palestra, e lei aveva drizzato le antenne, avrebbe dovuto rigare dritto per un poco.
Non riuscì a dormire, le immagini di quella serata continuavano a inseguirsi nella sua mente, alternando sensazioni di piacere e terrore, voglia di rifarlo e impegno a rompere con l’amico. Roberto l’aveva plagiato, conducendolo verso un lato oscuro della sua personalità, spingendolo a fare una cosa contro natura. Gli aveva porto la mela del peccato, e lui l’aveva mangiata tutta, torsolo compreso. Maledetto.
L’astio nei confronti di Roberto durò poco, come pure il suo strenuo tentativo di usarlo come capro espiatorio. Gli bastò ricevere un suo messaggio, il mattino dopo. “Sono stata bene. A presto, Roby.” Era corredato con sua una foto con gli stessi vestiti della notte precedente. Era stata scattata davanti allo specchio, con il viso coperto dallo smartphone. Rispose all’istante “Anch’io, quando possiamo rivederci?”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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